E=MC2 e poi?

e=mc2

E=mc2 tutti lo sapete, no? Ci credete, state lì a dire: “ma sì, è di Einstein” ma in fondo cosa ne sapete davvero? Lo sapete dimostrare? Spiegare nel dettaglio? No.

È quello che accade quasi sempre: sappiamo qualcosa di superficiale e pensiamo di sapere tutto il resto, ripetiamo cose solo perché qualcuno ce le ha dette o sentite in TV, giudichiamo la vita delle persone solo per quel poco che vediamo o, peggio, che ci hanno raccontato. 

E=mc2, ricordiamocelo la prossima volta prima di sparare la nostra bella sentenza sulla vita del prossimo.

Tolleranza, un pregiudizio latente

razzismo

Questa mattina si parla di “tolleranza”. Tu quanto sei tollerante?

Tolleranza, una parola di cui molto spesso ce ne riempiamo la bocca, è come una panacea e ci fa stare meglio, in pace con la coscienza.

Sono una persona tollerante, diciamo agli amici quando parliamo di negri o zingari o altre etnie, religioni, aspetti sociali, culturali o sessuali.

Cosa ne pensi dei matrimoni tra gay? Beh, sai, io sono una persona tollerante e…

La tolleranza ha un aspetto suadente e accattivante, che la rende una cosa così positiva da sembrare un punto di arrivo misericordioso.

Non si ragiona però sul fatto che chi si dichiara tollerante verso qualcun altro, si pone, verso quest’ultimo, in una posizione di superiorità; il ragionamento, conscio o inconscio che sia, è che pur essendo diverso da me (in senso minoritario o negativo), io ti sopporto vicino, mi sforzo di tenerti accanto. Così tolleriamo un colore di pelle diverso, una sessualità diversa, una religiosità diversa. Sopportiamo facendocene una ragione in quanto  persone tolleranti.

Vi racconto una storia personale: anni fa, ai tempi dell”università, conobbi Vincent, un ragazzo che lavorava nella gastronomia di mio cugino. Era il periodo della discoteca e Vincent era bravo a ballare il rap, rispettando lo stereotipo che vede tutti i neri grassi bravi cantanti gospel e tutti i negri magri ottimi ballerini. Quindi Vincent era un ragazzo nero, niente di male, io sono sempre stata una persona tollerante, per cui facevo di tutto per farlo sentire a suo agio insieme al resto del gruppo di noi altri… bianchi.

Ma cosa stavo facendo? Mi chiesi una sera. Cosa diavolo stavo facendo? Mi stavo “sforzando” di trattarlo alla pari? Ma perché? E come avrei dovuto trattarlo, allora?

Questa riflessione mi sconvolse, il fatto che trovandomi con una persona dalla pelle diversa dalla mia, mi sforzassi per non apparire intollerante o peggio razzista, mi dimostrava che intimamente consideravo veramente “diverso” il mio amico nero, ovvero stavo dichiarando indirettamente: “Vincent, pur essendo diverso da me, io provo lo stesso a essere tuo amico“. Orrore!

La domanda fondamentale si ha quando ci spostiamo da “noi” all’ “altro”: cosa pensa? cosa prova la persona tollerata che sente di non essere trattata veramente alla pari?

Vincent m’insegnò, mio malgrado, che il pregiudizio è insito in ognuno di noi, è un male sotterraneo, invisibile e per questo pericoloso. La tolleranza è il sintomo che ci dice che, nonostante il nostro bel pensare, non siamo immuni da un pregiudizio latente e questo pregiudizio latente è pericoloso.

Quando saremo davvero liberi dal pregiudizio? Solo quando incontrando un Vincent non sentiremo l’obbligo morale di trattarlo alla pari, ma ci preoccuperemo solo di decidere dove andare a ballare quella sera.

Dall`archivio…
Lettera d’addio – (racconto quarto)

(vedi anche:
Tradimento [racconto primo];
Addio [racconto secondo];
Il lago fatato [racconto terzo])


Un solo foglio non di più, prometto.
La vita non ha trama; questo ormai lo so da tempo e proprio quando sembra scorrere lungo binari ben dritti, arrivano inaspettati gli scambi sottoforma d’improvvise magie o d’impreviste dannazioni che te ne sconvolgono il corso, che ne cambiano la direzione.
E tu cosa sei? Una magia o una dannazione?
Forse sei entrambe le cose: una stupenda magia, che mi ha ridato i tempi migliori, ed una maledetta dannazione perché un giorno ti riprenderai tutto.
Perdonami se non riesco a fermare il tempo nemmeno per mezz’ora quando siamo insieme, ma ti giuro che ci ho provato e ci provo ogni volta perché farei di tutto per te, rivoluzionerei anche la mia vita se solo me lo chiedessi.
Ho riflettuto molto e l’idea che alla fine forse – concedimi l’illusione di un “forse” perché non c’è certezza nell’esistenza – tutta questa favola finisca, ma ciò non deve permettere che oggi io non ti ami come sento, che non ti dica quello che provo solo in ragione di un dannato domani in cui non sarai più mia. Sarebbe un peccato mortale perché In questo momento, ora, adesso, anche se per poco, averti tra le mie braccia è stupendo! è una magia! è una favola antica…

(continua…)

Credo e non credo (alcune mie idee)

Non credo che avere le palle significhi essere “uno buono” e quindi valere.

In realtà non credo nemmeno all’espressione “avere le palle”, considerato che ci sono donne che le palle non le hanno eppure valgono molto più di me e di altri dieci uomini messi assieme.

Non credo nemmeno allo stereotipo dell’uomo duro, di quello che-non-deve-chiedere-mai.

Non credo all’essere tutto di un pezzo, non credo alle persone che non hanno dubbi, che non hanno debolezze.

Non credo nell’ignoranza e nel principio “è così e basta”.

Non credo a chi mi dice di non sognare e di restare “con i piedi per terra” ma non credo neanche in chi sogna e non fa nulla per provare a realizzare i propri sogni.

Credo invece in me stesso.

Credo nella verità delle emozioni.

Credo che se fai qualcosa per Amore, non è mai sbagliato.

Credo nelle cose belle, piccole o grandi che siano, purché ci diano gioia.

Credo che nel mondo il male sia tanto, ma credo che ci siano anche degli attimi stupendi.

Credo nell’amore, anche quello di pochi giorni, anche quello di una sola di una sera, se poi ti resta nel cuore e ricordi ogni istante.

Non credo alla verginità come manifesto di purezza, perché credo che se una donna ha fatto l’amore con altri uomini e li abbia amati meriti il mio amore, perché ogni volta è diverso, perché l’amore non ha storia; e poi che stronzata, perché non dovrebbe valere il contrario?

Credo che chi mi sta affianco debba esprimere le sue idee e mandarmi a ‘fanculo se è il caso. E specialmente non credo che due persone si completino stando assieme; per questo non credo di essere la metà di nessuno, però credo che insieme possiamo valere molto più di due singole persone separatamente: insieme non ci completiamo ma ci esaltiamo.

Credo che la vita non sia solo quello che vogliono farci credere, che ci mostra la televisione o di cui parlano i ben pensanti, quelli che hanno la soluzione pronta per tutto. Non credo nei miti che ci vogliono vendere tutti i giorni. Non credo negli eroi senza paura o in quelli imbattibili, ma credo che in ognuno di noi ci sia un eroe; un eroe che ci impedisce di comportarci come tanti vigliacchi: di uccidere e fare male, perché in questa terra è più facile essere un bastardo che una persona “normale”.

Per questo non credo nella violenza, né quella fisica né quella morale, che spesso è più crudele ancora.

Credo che sia necessario andare in fondo nelle cose anche se ciò può procurarci sofferenza, perché andare in fondo vuol dire svelare cose di se stessi che nemmeno s’immaginano di avere, vuol dire scoprire che tante cose sono diverse da quello che appaiano a prima vista, vuol dire accettare l’imperfezione, accettare che la vita abbia più variabili di quante ne immaginavamo. Ma scoprire tutto ciò ne vale sempre la pena.

E come disse qualcuno, credo che in ognuno di noi ci sia un “vuoto di sofferenza”, ma credo anche che delle belle parole, un bacio rubato, qualche soddisfazione sul lavoro, una sbronza con gli amici, ogni tanto questo vuoto me lo riempiono. Credo che non è giusto che la gente giudichi solo su quello che vede, solo su quello che sente o peggio ancora solo per quello che gli raccontano, perché se a volte ti rendi conto di non sapere nulla su te stesso, come puoi pensare di giudicare gli altri?

Credo che se anche alla fine moriremo tutti, allora è meglio una vita spesa bene, con i dolori e con le gioie, un vita con le lacrime e con il riso, una vita in cui mi sono sentito solo, deluso, ma anche felice, in cui ho esultato abbracciato ad un amico oppure mi sono perso negli occhi accesi e meravigliosi di una fata, meglio tutto questo che una vita bloccata dalla stessa paura di vivere.

Che sia la vostra vita la vita che desiderate e che lottate per avere.

ROMANZO D’AMORE


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(Massimo Petrucci)

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