Archivi per la categoria ‘Diario’

ubuntu africa

Forse qualcuno di voi ha fatto caso alla parola UBUNTU durante le sigle delle trasmissioni sul Mondiale di calcio in Africa.

Ma quanti di voi conoscono davvero il significato di questo termine?

Per molti Ubuntu è sinonimo di Linux (il famoso sistema operativo), ma in questo caso il significato è un altro; anche se credo che “quelli di Linux” lo abbiano scelto proprio per la filosofia che c’è dietro.

Inizio con una citazione di Nelson Mandela a proposito del significato di Ubuntu: <<Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene. Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri. Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?>>

Interessante vero?

In altre parole, Ubuntu proviene dalla lingua Bantu che fa parte del gruppo delle lingue “Niger-Congo” che rappresentano le lingue più parlate nel continente africano.

La filosofia che c’è dietro alla parola Ubuntu esorta a sostenersi ed aiutarsi reciprocamente, prendere coscienza dei propri diritti e dei propri doveri. Una spinta verso una pace che coinvolga tutta l’umanità.

Ecco alcune interpretazioni del senso di Ubuntu:
« Io sono perché noi siamo »
« Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti »
« Umanità verso gli altri »

Ubuntu è l’individuo in funzione delle sue diverse relazioni con gli altri.

Ora quando vedrete UBUNTU in TV saprete, se già non lo sapevate, il suo profondo ed importante significato.

Ognuno di noi dovrebbe adottare la filosofia Ubuntu nella propria vita, se davvero vogliamo aspirare ad un mondo migliore.

istanbul traffico

L’arrivo nella città di Istanbul è caotico, le strade sono fatte da pessimo asfalto che al calore si scioglie attaccandosi agli pneumatici. I segnali stradali sono un optional e le strade da senso unico diventano a doppio senso senza alcun preavviso, schivo un frontale con un camion ed incasso gli improperi del camionista turco. Anche io gli ricordo che forse la madre in quel momento stava facendo il mestiere più antico del mondo, ma nessuno dei due saprà mai cosa ha detto l’altro.

C’è un traffico che non mi aspetto, inoltre i guidatori turchi devono avere un’appendice direttamente collegata al clacson perché ogni qual volta che rallento, mi strombazzano, appena scatta il verde di un semaforo, mi strombazzano, se non li lascio passare, mi sorpassano da destra o da sinistra e… mi strombazzano!

Come napoletano non sono nuovo al traffico ed a situazioni di “comportamenti creativi”, ma qui è tutto moltiplicato per dieci; quasi mi sento uno svizzero in Italia!

Non so come, ma alla fine arriviamo all’albergo che avevamo prenotato via Internet comodamente seduti davanti al PC qualche mese prima. Ecco un’altra sorpresa: non c’è parcheggio nemmeno a pagarlo! Gianluca riesce a trovare un buco per la sua Punto grigia, io invece giro a vuoto per non so quante volte. Alla fine uno dei portantini, forse spinto dalla pietà dopo il mio sessantaquattresimo giro attorno all’albergo, mi spiega, tra gesti e parole incomprensibili,  che lì vicino c’è un garage o qualcosa del genere.

Arrivo ad uno spiazzo terroso, mi accoglie un tale in canottiera, baffoni e pelle olivastra. Al sorriso manca un dente, mi dice non so cosa e m’indica dove andare. Era quello il garage di cui mi avevano parlato? C’è da dire che la mia auto, una Hyundai Matrix nera, ha solo un mese di vita e sto per metterla nelle mani di un perfetto sconosciuto. Mi prende il panico quando il tizio in canottiera mi dice che devo lasciargli anche le chiavi! Non ho alternative, devo fidarmi, anche perché non mi rilascia nemmeno uno scontrino, nemmeno un pezzo di carta, niente di niente. Torno in albergo a piedi, ma sono turbato, talmente turbato che passo un’ora buttato sul letto con lo sguardo fisso al soffitto ed il cervello che proietta immagini della mia auto che viene smontata e portata chissà dove.

Alla fine decido di abbandonarmi al destino, vada come vada. Mi alzo e faccio una doccia, ci aspetta la prima passeggiata nella città storica. Un mondo da scoprire.

giovanni falcone, paolo borsellino

Chi sono gli eroi?

Se lo chiedi ad un bambino, ti risponde che è una persona forte, con i muscoli, una persona buona, che ti salva. Superman, quello sì che era un eroe, ma non quello che volava con la sua tutina blu ed il mantello rosso, piuttosto l’uomo che gli dava vita nei film, Christopher Reeve, rimasto paralizzato dal collo in giù dopo una caduta da cavallo. Quello che volava era l’eroe dei fumetti, quello che nemmeno le pallottole lo ferivano, ma nella vita di tutti i giorni, cadi da cavallo e rimani immobilizzato su una sedia a rotelle per il resto della tua vita e se non ti arrendi allora sei un eroe.

Venticinque anni su quella sedia, ma non si è arreso, anzi, ha intrapreso una lotta per aiutare chi come lui si trova ridotto ad un vegetale.

Ma oggi voglio parlare di altri eroi, perché è importante farlo, perché la gente si dimentica sempre più velocemente delle cose. Siamo così bombardati da notizie, informazioni ed eventi, che tutto passa per la memoria volatile, anche quelle cose che dovremmo ricordare per tutta la vita hanno difficoltà a depositarsi nelle coscienze.

La televisione manda ininterrottamente immagini e suoni e tra telestronzate e cose serie abbiamo difficoltà a discriminare, a dare peso ed a ricordare il giorno dopo.

Oggi si commemora la morte di Paolo Borsellino, ucciso dopo 57 giorni dalla morte di Falcone.

Stragi, una dopo l’altra. Allora chi sono gli eroi? Quelli con i muscoli e che volano? Quelli che tessono ragnatele? Quelli d’acciaio o che vedono attraverso le pareti? Chi sono gli eroi che ci difendono dal male?

Spesso sono persone invisibili, hanno giacca e cravatta, sono soprappeso, hanno i capelli bianchi, niente a che vedere con i fisici statuari e le tutine blu. Leggi il resto di questo articolo »

mangiare il gelatoSe la golosità fosse una dea, Chiara ne sarebbe l’incarnazione in Terra: il divino goloso che diventa carne!

Tutto ciò che è dolce, prima o poi diventa una sua preda. Tutti gli esseri umani hanno bisogno di ossigeno per vivere, Chiara no, lei vive di una miscela di gelato e coca cola.

A tavola però non è vorace come ci si aspetterebbe, anzi il più delle volte storce il nasino lentigginoso e glissa il piatto. A meno che quel piatto non sia una scatoletta di cartone con il marchio del Mc Donald’s, in quel caso i suoi occhietti vispi s’illuminano. In questi luoghi della perdizione globalizzata della cucina fatta in catena di montaggio, Chiara impazzisce per panini e patatine. Ma ciò che le fa perdere davvero la testa, che proprio non riesce a gestire, controllare, tenere a bada, resistere, ciò che la possiede come un demone da esorcizzare è il gelato e/o frappè e/o crepes al cioccolato!

E/o perché il massimo della goduria è un viaggio di sapori che parta da una crepes al cioccolato, passi per un fantastico frappè fino ad arrivare nell’apoteosi dei sapori, la cosa che proprio abbatte ogni possibilità di rinuncia: il gelato!

Il gelato, per quanto grande che sia, è divorato senza tregua, un cucchiaino dopo l’altro, senza pausa, in rigoroso silenzio, in totale concentrazione, così profonda da far pensare che Chiara, in quei momenti, sia in totale meditazione, stia correndo nel nirvana del gusto!

Un cucchiaino dopo l’altro, con le labbra che assaporano, trattengono il piacere, che si trasforma in brevi ed appena percettibili mugolii di estasi sublime. Continua senza mai fermarsi, fino all’ultima molecola di gelato, e per tutto questo tempo Chiara non distoglie un attimo lo sguardo dal suo oggetto di piacere, dalla sua fonte di inimmaginabile goduria; una comunione tra il divino goloso e l’essere vivente, l’apoteosi della più straordinaria bellezza del peccato di gola!

 

 

da “Ricordi da Istanbul” di Massimo Petrucci

(14)

Ci sono due tipi di sofferenti in questo mondo: quelli che soffrono per una carenza di vita e quelli che soffrono per una sovrabbondanza di vita. Io mi sono sempre ritrovato nella seconda categoria; se ci pensi un attimo, quasi tutti i comportamenti dell’uomo e le sue attività, in sostanza non sono diverse da quelle degli animali.

Le più avanzate tecnologie e la nostra abilità artigiana ci portano al livello dei super scimpanzé, non di più. In realtà la differenza tra, diciamo, Platone, Nietzsche e l’uomo medio è maggiore di quella che esiste tra lo scimpanzé e l’uomo medio.

Il regno del vero spirito, del vero artista, del santo, del filosofo, sono in pochi a raggiungerlo. Perché così pochi? Perché la storia del mondo e l’evoluzione non sono esempi di progresso, ma piuttosto un’infinita futile addizione di zeri? Non si sono sviluppati i valori più importanti.

Diamine, i greci tremila anni fa non erano certo meno progrediti di noi. Allora quali sono le barriere che impediscono all’essere umano di arrivare per lo meno vicino al suo vero potenziale? La risposta a questa domanda la si può trovare in un’altra domanda: qual è la caratteristica umana più universale? La paura? O la pigrizia?

Perché di sabato pomeriggio mi faccio più di trenta chilometri per andare in un centro commerciale? Perché decido di subirmi tre quarti d’ora di traffico? La risposta è: per un libro e per un’amica; più per quest’ultima però.

Il libro è “Tutta da rifare” edito da Fazi Editore, l’amica è Giorgia Wurth che lo presenta alla Mondadori del Centro Commerciale Campania.

Giorgia, che dice di prendere spunto dai suoi viaggi in metrò per molte delle storie che scrive, racconta che il libro parla di chirurgia estetica, ma anche d’amore, d’adolescenza, di sangue. E’ un libro “fisico”, dove c’è molta materia viva che spazia dalla carne ai sentimenti, è una storia d’amore, di trasformazione, d’inganni, di formazione, di crescita.

Un libro forte in cui si ride per certi aspetti grotteschi ed in cui si piange per certe scelte di vita.

C’è una morale in tutto questo? La risposta è la più onesta possibile: no. Ad ascoltarla devo dire che ho sorriso. Il fatto è che sono d’accordo: i libri, specialmente i romanzi, non devono essere dei sermoni in cui l’autore ci dice come fare quello o come sia meglio evitare quest’altra cosa. Il vero scopo di un romanzo è raccontare una storia, mettercela d’avanti e darci degli spunti di riflessione in cui siamo noi a decidere cosa sia giusto o sbagliato.

Ha fatto bene Sole, la protagonista del libro, a rifarsi il seno? E’ giusto scegliere di cambiare artificiosamente il proprio corpo? La risposta non è immediata e non è unica.

Ma la chirurgia estetica – è sempre Giorgia a dirlo – può diventare una dipendenza come l’alcol e la droga. Può trasformarsi in una frenesia distruttiva, che mette in discussione tutto il tuo corpo, ma anche te stesso, nel profondo, perché quando inizi a modificare ogni aspetto esteriore, è molto probabile che ci sia un vuoto esistenziale dentro di te, qualcosa di te stesso che non accetti e che vorresti diverso.

Questo romanzo racconta una storia che mancava, una storia che Giorgia avrebbe voluto leggere e per questo l’ha scritta, un libro che ora è sulla mia scrivania e che stasera inizierò a leggere.

Tutta da rifare
Giorgia Wurth

Fazi Editore
ISBN 978-88-7625-069-9
Pagine: 169
Prezzo: 16,00 euro

Video trailer del libro:

Credo che oggi come oggi il tempo sia diventato un bene raro, quasi più del denaro, addirittura della felicità. Effettivamente il tempo è fondamentale per godersi ciò che si ha e per realizzare i proprio sogni.

Allora permettimi di augurarti il giusto tempo per stare con i tuoi amici, i tuoi familiari o chi ti è più caro.

Il tempo per leggere un buon libro o ascoltare la musica…

Ti auguro il tempo di guardarti dentro e di dedicarti un po’ a te stesso, a ciò che ti piace, perché è importante stare bene con se stessi.

Se ci pensi, anche per essere felici è necessario avere un po’ di tempo.

Auguri a te ed a tutti gli amici che condividono con me questo gruppo.

Di vero cuore.
Massimo Petrucci

L’amore per la lettura, che poi mi ha portato a “fagocitare” centinaia di libri, è scoccato per caso in un’estate di molti anni fa.

Ero a Palma De Maiorca, una mattina arrivo assonnato in piscina, la notte di baldoria è tutta nelle miei occhiaie. Dopo un tuffo per svagliarmi, sto per stendermi sul lettino per prendere un po’ di sole.

Il mio sguardo è attirato da un libro su un tavolo, sembra dimenticato lì. Mi avvicino curioso: “Uscita per l’inferno” di Stephen King. Non ho letto mai nulla di quest’autore che quasi quasi mi è sconosciuto.

Leggo l’incipit, le righe, una dopo l’altra, iniziano a prendermi. Alzo lo sguardo, mi guardo attorno, forse il proprietario del libro sta facendo il bagno e potrebbe infastidirsi. Non vedo nessuno.

Decido di sedermi a quel tavolo e continuare a leggere. Leggo per quasi un’ora, poi arrivano gli altri amici e si decide di andare al mare. A malincuore lascio il libro sul tavolo e vado via.

Ore dopo, tornano in piscina, cerco quel tavolo con la speranza, del tutto vana, di ritrovare il mio amico di carta. E’ lì, sul tavolo, così come lo avevo lasciato. Stupito e felice riprendo a leggere per una buona mezz’ora. Il caldo diventa insopportabile, decido di mettermi comodo in una poltrona della hall, lì c’è l’aria condizionata e si sta bene e poi il possessore del libro può sempre vedermi e  chiederlo indietro.

Dopo quasi un’ora, è tempo di andare. Sono indeciso se portare via il libro o lasciarlo lì, decido di abbandonare ancora una volta il mio amico cartaceo, diversamente avrei la sensazione di rubarlo.

La sera, quando scendendo a cena, vedo che il libro è sempre lì sul tavolino basso davanti alle poltrone. E’ mio! Il destino ha deciso così. Prendo il libro e lo porto con me, felice.

Quello è stato il primo romanzo che ho letto per puro diletto, avevo quindici anni e da quel libro ne sono seguiti decine di altri, prima dello stesso autore, poi ho iniziato a cercare altri libri ed altri autori. Ho scoperto mondi, fantasie, sogni, sono stato testimone di omicidi, di amori, di sconforti, di felicità, ho vaiggiato per imponenti battisteri, paesi, piazze, ho sentito di barbari, di topi, di epidemie, ho visto mani, ricchezze ed acconciature elaborate, amori contrastati ed amori letali.

Ed ancora tanto mi aspetta nelle pagine che verranno.

 

 

Fonte: dal gruppo di Facebook “Meglio un libro”fai clic qui.

Ho sistemato tutte le pagine riguardanti “il mio teatro” ovvero le volte che sono andato in scena.
Sono ora disponibili molte foto ed anche qualche video.
Il link lo trovate a destra nella sezione “Friends e Links” oppure facendo clic qui.

Che il 2009 ti porti sogni che si realizzano e qualcuno da rincorrere

che poi è il senso del vivere…

Sii felice, anche rubando attimi al destino!

Massimo P.

IO SU FACEBOOK


LETTERMAGAZINE
IL MIO GRUPPO