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Attenzione: le date sono cambiate, esse sono
- 20 e 21 Maggio, alle ore 21.00
- 22 e 23 Maggio, alle ore 18.00
Dal 20 al 23 Maggio 2010
Experimenta
presenta
“La mosca nel brodo”
Esercitazione drammaturgica pilotata da Manlio Santanelli
regia di Riccardo De Luca
Sulla “corda di una problematica ironia” (parola di Manlio Santanelli), lo spettacolo “La mosca nel brodo” è una sortita di minidrammi che, con ironia, raccontano tutto quanto di sgradevole accede nella vita di ognuno di noi.
La regia è di Riccardo De Luca il quale, eliminando qualsiasi tipo di scenografia, ha affidato agli attori, oltre che i personaggi, anche un’ironica realizzazione delle scene, degli oggetti, del coro e, a volte, della musica.
Gli attori, tutti giovani professionisti, hanno dato vita a diverse tipologie di personaggi, dando prova di capacità camaleontiche non indifferenti!
Ultima nota, questa di puro egocentrismo: tra i diversi pezzi messi in scena, c’è anche un mio scritto inedito dal titolo “Prove tecniche d’inesistenza”.
Guarda il programma (clicca qui)
Siete invitati,
Massimo P.
“La mosca nel brodo” si terrà presso Sala Ferarri
via Marino e Cotronei 6/D 80128 Napoli (Tel. +39 081 5562917).Gli orari: giorni 20 e 21, alle ore 21.00 – giorni 22 e 23, alle ore 18.00.
Biglietti: contattate Roberta ai numeri: 331.32.52.593 e 320.16.32.269.
Addetto stampa: Milena Cozzolino (333.75.37.900).
Seguono le note di regia>>>

Ieri sera sono morto.
Davvero, sul serio. Insomma se lo dico io dovete credermi no? Sono morto mentre mi mettevo i calzini. Anche mio nonno è finito così; chi lo sa, magari è una cosa ereditaria. Però pensandoci, avrei dovuto insospettirmi per come mio nonno ha deciso di lasciarci. E sì, perché tutti mi dicevano che assomigliavo a lui: senza capelli, con quattro peli sulle spalle robuste, con lo stesso carattere.
Insomma quando il nonno è morto mettendosi i calzini, un dubbio doveva venirmi. Leggi il resto di questo articolo »
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Prendi un informatico, una insegnate d’inglese – che poi parla anche il russo – una logopedista, un medico, una interprete, una francese, vari impiegati e piazza sul loro volto incredulo un naso rosso. Il sorriso, poi, viene da sé… E’ quello che è accaduto il 3, 4 e 5 Ottobre sulle tavole del Theatre de Poche dove dodici simpatici folli non solo sono andati a caccia del loro clown interiore, ma lo hanno anche portato alla ribalta, impegnandosi in pezzi che hanno spaziato da Ionesco a Rodari, da Benni a Beckett, lanciandosi, con filastrocche e monologhi, nelle cieche discese del teatro dell’assurdo.
Così si sono ritrovati a rincorrere il senza senso ed il senza scopodove spesso la vita dell’uomo s’infila, sfiorando, con l’arma a doppio taglio della risata, l’incomunicabilità e la crisi d’identità che troppo spesso contaminano la nostra esistenza. Leggero e assurdo, divertente e commovente, Nasi Rossi ti porta in un’atmosfera sognante e ti lascia con una sensazione di bello, di piacevole, di… felice di esserci stato. Alla fine, quando tutti sono andati via, gli attori si sono tolti i nasi rossi e con essi i costumi assurdi dei loro personaggi, per ritornare nuovamente nei panni rassicuranti della vita di tutti i giorni. Eppure, proprio nell’istante in cui hanno portato via l’ultimo residuo di trucco, quei panni tanto rassicuranti proprio non li sentivano più… perché nelle isole fantastiche e soleggiate della follia, tutti i vascelli trovano rifugio sicuro. Ecco il video delle foto, selezionate per l’occasione:
Il DVD con lo spettacolo, il video fotografico, il backstage e tutte le altre foto, è ora disponibile. Per vedere qualche foto, fai clic qui.
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| “Nasi Rossi” – Theatre De Poche (Napoli) – 27-28 Giugno 2008
con regia coreografie costumi oggetti di scena fotografia montaggio video |

Venerdì 27 e sabato 28 Giugno, vado in scena con lo spettacolo “Nasi Rossi”, con la mia piccola compagnia del laboratorio teatrale del Teatro de Poche. “Nasi Rossi” rappresenta il nostro saggio di fine anno.
I sogni esistono solo se c` è qualcuno che sogna.
Devi prima sognare per realizzare un sogno.
è semplice, non c` è altro.
Questa è mia
Alle sette e mezzo del mattino di giovedà, Marcello ed io siamo in viaggio verso Cesenatico, con noi Cristian che vedo per la prima volta. A colpo d`occhio mi sembra un tipo simpatico.
A Cesenatico ci andiamo per lavoro, c` è lo stage della Jumping, un`agenzia di animazione. Marcello mi ha convinto a partire solo un paio di giorni fa; il mio compito è dargli una mano nelle lezioni di recitazione.
Destinazione raggiunta, c`informa con la solita flemma la donna che vive nel mio TomTom. Le invidio quella sua infinita flemma, quella capacità robotica di non innervosirsi mai, nemmeno se dovessi sbagliare strada cento volte, lei se ne uscirebbe sempre con un pragmatico "ricalcolo del percorso" e via con le nuove indicazioni.
Non conosco nessuno, ma la sensazione che ho dentro è buona, ho predisposto il mio scenario positivo: "andrà tutto bene", mi sono ripetuto durante il viaggio. Sul posto mi vengono presentate diverse persone ed intanto seguo Marcello in silenzio. Lo faccio sempre quando devo capire "dove mi trovo", ascolto ciò che si dicono i diversi Capo Animatori mentre organizzano il programma dello stage a cui partecipano circa una trentina di aspiranti animatori.
Cosa si aspettano questi ragazzi? Cosa posso fare per loro io che animatore non sono?
Cristian è con altre due ragazze che fanno parte dello staff, stanno ballando. Una delle due l`ho già vista, sono sicuro, ma certo! è Pucca, quel personaggio dei fumetti! Sorrido tra me e me, l`altra si muove proprio bene: ha ritmo, scopro che si chiama Mena. C’ è qualcosa che attira la mia attenzione… Leggi il resto di questo articolo »

Il 22 ed il 23 Dicembre 2007 abbiamo portato in scena la commedia "Miseria e nobiltà", una commedia di Eduardo Scarpetta portata alla ribalta dal film di Totà. Noi perà ci siamo attenuti al copione proposto da Eduardo De Filippo nel 1955 in televione (30/12/1955 per la RAI).
Dopo prove rocambolesche, dubbi sulle parti ed altro, alla fine il successo sperato è arrivato sotto forma di tantissimo pubblico in entrambe le serate e da risate e applausi!
Per noi che facciamo il teatro per diletto e non come una professione è davveroimportante.
Personalmente mi sono divertito molto, c`ho messo un po` di tempo per diventare prima "amico" del mio personaggio e poi il personaggio stesso, ma alla fine mi sono sentito davvero nei panni di Vincenzo il cameriere che finge di essere il padre del piccolo Peppiniello per toglierlo dalla strada.
Sono felice per come siano andate le cose e mi spiace che la prossima commedia non sarà fatta con questo splendido gruppo di amici, ma Marcello ed io voglio sperimentare nuovi percorsi teatrali, ciò non toglie perà che in futuro si possa mettere in scena nuovamente qualcosa insieme.
Vi voglio bene tutti, amici cari, mi avete dato tutti qualcosa d`importante.

Alle volte credo che le cose vengano fuori senza che io ci pensi davvero, voglio dire, – come ora ad esempio – non è che so cosa scriverò, eppure scrivo. Una lettera dopo l`altra che diventano parole e poi frasi e giù periodi e poi pagine. Quando smetto, viene fuori qualcosa che non era ciò che avevo in mente, nel senso che capita che alle volte ho un`idea, scrivo ed alla fine mi ritrovo tra le mani un`altra cosa, magari migliore, ma pur sempre un`altra cosa.
Una deriva.
è come se, improvvisamente mentre sto scrivendo, qualcuno dirotti la mia mente, una sorta di terrorista “letterario” che s`impossessa della mia “parola pensata” e la dirotti altrove, dove gli pare! Attenzione, non parlo della mia mente, quella no, quella rimane cosciente, infatti mi rendo conto di stare deragliando, parlo proprio della parola che si pensa un attimo prima di scriverla.
Fiato, prendo fiato.
Ho imparato a scrivere sulla tastiera quasi senza vedere. Beh devo dire che un po` m`inquieta ‘sta cosa. Vado spedito, tac-tac-tac, veloce sulla tastiera, però, come ora, guardo fisso il monitor e vedo venire fuori parole e frasi che nemmeno penso! Cioè le penso per pensarle, ma non è proprio un pensare premeditato, è più un`ascoltare… Non so se mi spiego. Avete presente quei pianisti che suonano senza guardare mai una volta, dico mai, i tasti del pianoforte? Mai che abbassino lo sguardo sulle loro mani, stanno lì, con lo sguardo lontano, magari stanno pensando alla lista della spesa oppure alla tizia in prima fila, insomma sono con lo sguardo nel voto e continuano a suonare alla perfezione! Oppure stanno là, ricurvi sul piano, gli occhi chiusi e suonano alla perfezione! Manco avessero le note tatuate dietro alle palpebre!
Va bene, credo che abbiate capito cosa voglio dire, allora mi metto alla tastiera e tac-tac-tac-tac-tac-tac, scrivo e scrivo come in una sorta di scrittura automatica, scivolando per flussi di pensiero, salite e discese di concetti, opinioni e deliri di parole. Insomma le mani vanno da sé, io sto là che guardo il monitor e vedo formarsi le frasi, leggo e mi sorprendo, sorrido alle battute, dico “bello ‘sto concetto, interessante ‘sta frase”…
Folle.
Ecco non so se questo l`ho scritto io, nel senso, mi sono chiamato folle oppure “quella parte di me” mi ha chiamato folle, quella che ora sta scrivendo, inteso. Oppure, diversamente, era solo un folle di “metti a folle” nel senso di far risposare il motore, quello del cervello, farlo girare un po` a vuoto, senza sforzo.
Un attimo fa ero al pc che gironzolavo sul web, poi ho aperto questo mio blog, leggo e d`un tratto le mani iniziano a prudere, davvero, non c`è nulla da ridere, e poi una voce nella testa: “scrivi, dai scrivi! Scrivi qualcosa, qualunque cosa, ma scrivi, e dai, scrivi? Dai scrivi! E vuoi scrivere?!” alla fine lo apro ‘sto maledetto Word e mi metto davvero a scrivere questa cosa senza senso, senza né capo né coda! Ma poi chi lo ha detto che le cose devono avere per forza capo e coda? Tanto per cominciare io non ho una coda, se avessi una coda sarebbe scomodissimo sedersi, mi farei male e poi la coda ti sputtana subito: vedi una tizia che ti piace e l`istante dopo ti metti a scodinzolare! Imbarazzante!
E` un po` come quando eri adolescente e, invitando a ballare quella ragazza da sogno, metteteci voi una musica romantica, sul più bello - e maledizione non puoi farci nulla! – ti viene un`erezione! Lo senti che spinge da dentro i pantaloni e lo sai – perché lo sai! che lei se ne è accorta, nei suoi occhi lo vedi che ha un punto interrogativo enorme stampato sulle pupille, ma tu non puoi farci assolutamente nulla, maldestramente tenti di metterti un po` di lato o indietreggi il culo di qualche centimetro. Ma è inutile, sei fregato, caput, sputtanato, perché lei lo ha capito che hai l`alzabandiera.
Volgare.
Basta poco e si finisce per scadere nei discorsi da bar. Comunque stavo dicendo che nella vita non sempre tutto deve essere ben strutturato, ma chi lo ha detto? Madre natura non si è decisa nemmeno sul numero ideale di gambe o zampe! Noi ne abbiamo due, i cani quattro, gli insetti sei, però i ragni ne hanno otto, come i polpi e poi ci sono i mille piedi! Ma sono davvero mille? Dovrei mettermi a cercare su Google per verificare con una di quelle domande idiote: “Ma i mille piedi hanno davvero mille piedi?”. Ho la sensazione che Madre Natura sia andata per tentativi, diciamo la verità, ha messo un po` di zampe e gambe qui e là e poi ha detto: “Vediamo come va… insomma, come le è venuto in mente di fare il serpente? Senza zampe il poveraccio che se gli viene un prurito dietro la testa è fregato! Però le zampe sono sempre pari, almeno cosà mi sembra… o ci sono animali con un numero di zampe dispari? Ma no! Dai… Sarebbe assurdo. Anche sul sesso non è che poi è stata proprio precisa, diciamo la verità . Maschio, femmina, gay (o frocio per i tipi all`antica, questa è una citazione), ma so che ci sono forme animali che hanno più di due sessi, in natura non ci sono solo i maschi e le femmine! Non ci credete? Ora non ricordo com`è ‘sta cosa, ma giuro che è così! Il problema allora sta nel duale, stiamo sempre a cercare la dicotomia: giusto e sbagliato, bene e male, e chiuppete e chiappate… Ma insomma! Lo dicono anche i saggi che in ogni male c`è un po` di bene ed in ogni bene c`è un po` di male, lo YIN e lo YANG, avete presente?
Allora se non ci sono divisioni nette, come si fa a scegliere in modo definitivo? Voglio dire, se un po` di male si trova anche nel bene e viceversa, quale che sia la mia scelta, comprenderà anche un po` dell`altra o no? Se decido per la fedeltà avrà scelto anche per un po` d`infedeltà… Giustificazioni? Forse, ma poi non è cosà? Dai, siamo tutti fedeli fino a quando non ci capita l`occasione giusta! E poi cosa accade se l`occasione è migliore della versione originale? Aspetta qui mi sono perso anche io, forse è meglio che mi fermi, che rilegga, invece no, le mani continuano a scrivere ed allora vedetevela voi, se ci capite qualcosa mi lasciate un messaggio, che so io, un commento.
Fobie.
Che ne so, forse sono le paure a bloccarci, che c`impongono di creare le regole e poi diventiamo schiavi noi delle regole e sogniamo di poterle infrangere, maledicendo chi le ha messe ‘ste regole, perché alle volte proprio non se ne può più! Ci sono cose che ti possono condizionare una vita, ma a partire dalle cose più banali, ad esempio quello che ha detto che “il buon giorno si vede dal mattino” che voleva dire? Che se uno di prima mattina pesta una merda di cane tutta la giornata gli andrà di merda? Un po` troppo, no? Bisognerebbe ammazzarlo ‘sto tizio che ha detto ‘sta cosa e se è morto, riportare la bara in superficie, aprirla e dargli fuoco! Ti condizionano queste cose! Bisogna stare attenti a ciò che si dice, a ciò che specialmente ci si dice, perché alla fine ci crediamo davvero a furia di ripetercelo.
Ah, bene, il prurito alle dita va scemando, sto prendendo il controllo della parola pensata ed infatti non so più come continuare, anche se, in realtà, non che abbia mai veramente iniziato. Come la si chiama una roba del genere? Qualcuno direbbe “monologo interiore”, che poi non suona nemmeno male, sembra una cosa seria: “monologo interiore”. Però è un po` triste, un monologo fatto per un solo spettatore che poi è te stesso, insomma è come candidarsi alle elezioni e prendere un solo voto… il tuo!
Ieri sera al teatro Fatima siamo andati in scena con la commedia “Arezzo 29… in tre minuti”, due divertenti atti di Gaetano Di Maio. Con me l’inseparabile amico Marcello nella parte di Gennaro “‘o cumpare”. Un pubblico caldo e vivace ci ha accolto con un caloroso applauso ed è sempre bello iniziare così. Questa volta non avevo una parte molto lunga, ma alla fine il personaggio di don Luberto, sfortunato debitore passa guai, ha fatto presa dentro me e mi sono calato volentieri nei suoi panni…. stracciati!
Una bella scoperta artistica è stata una nuova amica che si è unita alla compagnia: Santa, un nome che è tutta una garanzia!
Simpatici e carini i due ragazzini (Andrea e Lia) nella parte di due monelli che fanno impazziere il povero Gennaro.
Esilerante e divertente il personaggio di Nunuzzo, interpretato dal bravo Gennaro Tello che, per l’occasione, si è “montato” una bella pancia finta. Gli donava! Nessun problema per i “veterani”: Marcello, Rita, Strato, Franco, come sempre all’altezza della situazione. Personalmente mi è mancata la mia amica Anita, che questa volta non è potuta essere con noi a condividere i momenti d’emozione, le ansie e le tensioni che si provano quando si cammina su quelle “tavole di legno”.
Alla prossima, amica mia, alla prossima ci sarai!
La notte, fino alle tre, siamo stati in birreria con alcuni degli amici che ci sono venuti gentilmente a vedere, in particolare ringrazio le amiche del Bookcrossing: Laura, Marylu, Federica e Lisa, ma anche il gruppo di Roberta che ormai ci segue ovunque e i nuovi amici del laboratorio teatrale: Anna e Antonio.
Grazie a tutti!
E stasera la seconda, ma come si dice, buona la prima!
Per saperne di più e vedere le foto: fai clic qui.
Prendendo spunto da qualcosa che trasmettevano in tv, ecco la mia versione personale di “Tetto”.
Divagazioni sul tetto.
Cos’è il tetto? Quello delle case, inclinato, spiovente, a falde, i tetti che poggiano sui muri perimetrali delle case, quelli dove una volta – ma anche oggi? – c’erano agganciate le grondaie che dovevano raccogliere l’acqua piovana e buttarla in un pozzetto.
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"Succedeva sempre che a un certo punto, uno alzava la testa… e la vedeva. E` una cosa difficile da capire, voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c`era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era là che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era là che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, là dov`era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: l`America. Poi rimaneva là, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l`aveva fatta lui, l`America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato, muratore, brava persona… prima aveva in mente qualcosa in compensato poi… gli ha preso un po` la mano, ha fatto l`America…
Quello che per primo vede l`America. Su ogni nave ce n`è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c`aveva già quell`istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l`America, già là pronta a scattare, a scivolare già per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da là alla lingua, fin dentro quel grido, AMERICA, c`era già tutta, in quegli occhi, di bambino, tutta, l`America.
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