Angoscia, incubo

La gente di solito si rifugia nel futuro per sfuggire alle proprie sofferenze.
Traccia una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale le sue sofferenze di oggi cessano di esistere.

Un po’ come chiudere gli occhi quando si vede una scena cruenta, paurosa, per un istante preferiamo il buio, il non vedere e lasciamo che il tempo passi portando con sé quella scena, quel momento a cui non accettiamo di assistere.

Confidiamo che le cose miglioreranno e non ci rendiamo conto che questa fiducia anestetizzante provoca una non reazione nel presente, un certo immobilismo che non ci permette di provare a cambiarle le cose ed a scegliere quello che veramente riteniamo giusto.

Quasi che scegliere quello che desideriamo sia una vigliaccheria oppure una cosa che non si fa, come se dall’altra parte, quella della scelta della “cosa giusta”, ci sia la retta sofferenza come prezzo da pagare per un ipotetico peccato originale che ci portiamo dentro.

Ci hanno sempre insegnato che non esistono strade facili e che la felicità è altrove, quasi che essere felici sia più peccaminoso che essere angosciati ma giusti.

Bisognerebbe sempre scegliere di essere felici e non di avere ragione, provare ad essere felici, piuttosto che cercare il consenso da parte degli altri.

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4 Commenti a “Scegliere di essere felici piuttosto che avere ragione”

  • Alex:

    Vagavo per la Rete in cerca di segni …. ho da prendere una decisione importante e le tue riflessioni mi sono state d’aiuto, grazie per averle condivise.

    Rispondi

    Massimo Petrucci Reply:

    Alex,
    grazie a te per la tua testimonianza.
    Felicità

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  • annamaria:

    questa riflessione non mi è nuova… ha fatto parte della mia cresciata interiore ed è stata fondamentale per un passagiio evolutivo… devo dire che tra le due scelte fare la cosa giusta per ottenere il consenso degli altri oppure scegliere ciò che ci rende felici… c’è una terza possibilità, o per meglio dire, una terza “necessità”… fare la cosa giusta anche contro il consenso degli altri… e non è detto che questa strada ci porti più rapidamente incontro alle nostre aspettative ed ai nostri desideri… la maggior parte delle volte rafforza la nostra coscienza e la consapevolezza di se stessi e della propria individuale condizione… nel mia esperienza questa condotta avvicina ad una sorta di serenità e di sicurezza inetriore che non so ancora se è una pre-condizione per il raggiungimento della felicità ( se esiste).
    p.s.:
    sono arrivata qui dal link “lo staff di LetterMagazine”… la Vostra rivista … stimolante, interessante, intelligente… complimenti sinceri ed auguri!
    Anna Maria.

    Rispondi

    Massimo Petrucci Reply:

    Prima di tutto grazie per questo tuo gradito ed interessante commento.
    Grazie anche per i complimenti fatti a LetterMagazine, è un progetto nuovo ed ha bisogno di essere incoraggiato.
    Tornando al tema del discorso, direi che fare la cosa giusta anche contro il consenso degli altri è un po’ come scegliere di essere felici.
    “La cosa giusta” è un concetto relativo: giusta per chi? Per me che eseguo l’azione oppure per gli altri che la guardano dall’esterno?
    Di sicuro iniziare a scegliere, prima che la vita scelga per noi, è un buon esercizio, propedeutico alla sicurezza interiore, condizione necessaria per la ricerca della felicità, la quale, se esiste, credo che sia qualcosa di molto simile ad un equilibrio interiore, una serenità dell’anima.

    A presto, qui o su LetterMagazine

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