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Massimo Petrucci
“Qualche nota su di me” |
All’inizio – Sono del 1972 e da piccolo sognavo di fare lo scienziato come molti dei ragazzini degli anni ‘70. All’epoca il mio idolo era Leonardo Da Vinci, ma mi piaceva anche Spiderman. Di Leonardo ancora oggi mi è rimasta la passione e continuo a collezionarne libri e disegni.
Un lato di me – Sono un sognatore costretto a vivere la praticità di tutti i giorni. Perfino il mio lavoro ha poco a che fare con i miei sogni, considerato che sono un programmatore informatico e un consulente tecnico. Con i miei sogni, ha a che fare invece la scrittura: amo scrivere racconti prendendo spunto dalle cose che vedo e che mi accadono attorno. Ho sempre scritto, nel tempo mi sono limitato solo a cambiare lo strumento e dalla carta e penna sono passato al wordprocessor ed alla tastiera.
Pubblicazioni e cose che ho scritto – All’attivo ho diversi racconti e tra pochi mesi avrò il piacere di vedere pubblicato un mio romanzo, la casa editrice è la Giraldi di Bologna. Altre pubblicazioni: una breve raccolta di racconti, un’antologia poetica con la Perrone Editore ed altre cosette sparse qua e là. Lavoro molto sul web e su Facebook dove curo un gruppo di lettura intitolato “Molto meglio un libro”. Da poco, poi, m’è venuta la mania di voler scrivere per il teatro e sto mettengo giù qualche idea. Ah, dimenticavo, scrivo su LetterMagazine una bella rivista culturale che si spaccia come antidoto al videoanalfabetismo imperante!
Il teatro – Dal 2003 al 2007 ho fatto parte di una compagnia teatrale amatoriale con la quale ho portato in scena pezzi del teatro napoletano classico: Vivaldi, Scarpetta, De Filippo; ma anche autori come Goldoni e Moliére (vedi “il mio teatro”). Dopodiché (2008), ho deciso di frequentare il laboratorio teatrale del Theatre De Poche, con il quale ora collaboro. Con il Theatre De Poche, ho portato in scena spettacoli come Novecento (di Baricco) con la regia di Peppe Miale, Nasi Rossi ed Humorisk, con la regia di Sergio Di Paola. In particolare, in quest’ultimo spettacolo, è stato proposto anche il mio monologo “La casa intelligente”. Ho iniziato così a sperimentare la scrittura per il teatro, proprio partendo dai monologhi che sono una realtà più vicina al mondo della narrativa nel quale mi sono mosso fino ad oggi, ho continuato con un corso sulla scrittura drammaturgica con Manlio Santanelli che ha portato alla realizzazione di “Prove tecniche d’inesistenza” che sarà portato in teatro.
Il senso dell’artigianato – Credo che non basti la passione, di sicuro essa spinge le prime azioni, ma poi è necessario il lavoro dell’artigiano, fatto di cose pratiche, fatto anche di fatica e trucioli.
Un sogno – Mi piacerebbe “da grande” guadagnarmi da vivere scrivendo, ma il problema è che devo ancora inquadrare il concetto di “da grande”. A sette anni pensavo che grandi si diventasse a quindici, poi a quindici anni ho pensato che grandi lo si diventasse a trenta, oggi credo che debba aspettare i quaranta; tuttavia, non manca molto e sto pensando di spostare tutto di un altro decennio!
Perché scrivo – Un giorno un amico mi chiese, ma com’è che scrivi? Perché ho qualcosa da raccontare, gli risposi. Non ci sono altri motivi, mi piace raccontare storie, raccontare sentimenti. Tutto qui.
Un po’ di filosofia – Non credo che nella vita esistano le coincidenze, piuttosto penso che se sei là, se incontri quella persona, se trovi qualcosa, c’è sempre un senso, c’è sempre un messaggio per te. Per il resto vivo la mia vita un giorno dopo l’altro, ho smesso di pensare di riuscire a programmarla in ogni dettaglio e lascio che il destino, Dio, il caso, il culo, la fortuna, la sfortuna e qualche volta me stesso, m’indichino la strada.
Scrittori preferiti – Non ne ho. Vado a periodi. Leggo sia i classici che i contemporanei, ma è difficile che un libro mi piaccia veramente. La maggior parte mi deludono.
Non ho paura della morte, temo di più la vecchiaia e la malattia, il pensiero di non essere indipendente mi deprime. Una volta morto non me ne può fregar di meno; quindi vi prego non venite a trovarmi al cimitero, non sono là, non gettate soldi in lapidi, foto, fiori. Se davvero c’è un’altra vita io sarò là, se poi è vero che ci reincarniamo per una sorta di karma, allora sarò altrove e se invece non esiste nulla dopo la morte, che ci fate voi là a pregare per me? Sono per essere seppellito senza nome in una fossa comune. Se poi non potete accontentarmi, mi piacerebbe una lapide come quella nella foto e con questo epitaffio: </life> dedicato ai programmatori web come me.



