Articoli marcati con tag ‘Karen Blixen’

Riassunto degl’incontri precedenti:

  • Si scrive per raccontare qualcosa.
  • Questo qualcosa deve valere la pena di essere raccontato e poi letto.
  • Evitiamo, ad esempio, le pesantezze stilistiche o i sermoni.
  • Scegliamo un linguaggio immediato, quotidiano e diretto.
  • Impariamo a scrivere tutti i giorni.
  • Scegliamo con attenzione: il luogo, il periodo storico, un personaggio principale, un’idea forte come filo conduttore del nostro romanzo.
  • Caratterizziamo con chiarezza i personaggi principali.
  • Riduciamo al minimo i dialoghi e manteniamoli variegati nello stile.
  • Cerchiamo di essere quanto più veri nella finzione: la verità emotiva.
  • Il lettore vuole leggere di un “conflitto” e vedere come va a finire.
  • Pensate ai dettagli dell’universo che state costruendo.

Bentornanti! State scrivendo? Molto? Poco? Niente? Isak Dinesen (pseudonimo di Karen Blixen, scrittrice danese),  diceva di sé: “Scrivo un po’ ogni giorno, senza speranza e senza disperazione”. Una frase come questa andrebbe incorniciata.

Essere scrittori, lo abbiamo detto, passa per l’artigianato dello scrivere e quindi dalla cura dello strumento. Ezra Pound diceva: “Una fondamentale accuratezza dell’espressione è il solo e unico principio morale della scrittura”. Certo, non possiamo basarci solo su questo, ma una fondamentale accuratezza d’espressione è almeno un buon inizio.

Immaginate: siete dal medico, non vi sentite granché, lui vi guarda e vi dice che avete una piccola infiammazione gastrica all’occhio destro. Anche un bambino saprebbe che “gastrico” è qualcosa che ha a che fare con lo stomaco e non con gli occhi. Cosa pensereste di quel medico? Non so voi, ma io mi alzerei e, con un sorriso di circostanza,  mi dileguerei nel giro di tre secondi! Leggi il resto di questo articolo »

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