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strada buia

Cos’è che ti spinge a tornare sempre sugli stessi passi? È il profumo? Una melodia? Il ricordo di qualcosa che non vuole andare via, che ti è rimasto dentro e che ancora si fa sentire?

Non lo so, non ho risposte. Le domande sono talmente tante che ad un certo punto ne sento solo il rumore, un sottofondo monotono, come un treno lungo binari che non finiscono mai.

E tu? Per quali strade ti fermi e ti volti a guardare dietro? Gli occhi della gente alle volte sono così familiari che ho paura di voltarmi e vederti ovunque. Se mai dovessi rincontrarti forse passerei oltre per il timore che il cuore possa esplodere e le parole non arrivare. Oppure finirei per cadere in quei discorsi prefabbricati di lavoro e salute, di tempo che passa e noi che non siamo più noi; mentre nella mente urlano i ricordi e gli occhi sanno cosa dire e per questo sfuggono allo sguardo.

Giulia, se la vita avesse un’uscita d’emergenza, farei scattare l’allarme. Sfonderei la porta per cambiare il destino. Se sapessi che alla fine della strada ci fossi tu, potrei percorrerla correndo, tutta d’un fiato, senza fermarmi, fino a sfinirmi, fino allo stremo, se solo alla fine ci fossi tu…

Lungo viali di cristallo, cammina a piedi nudi il ricordo, raccogliendo pensieri senza fretta nel silenzio del non ritorno…

Un anno a far finta di dimenticare. Il cuore però non dimentica mai nulla, si abitua solo al dolore, come un rumore di fondo mentre sei intento a fare altro.

Un giorno è passato, uguale a ieri, identico agli altri così vuoti di te, che si svuotano in me.

Giulia…

Bugie, quello che sento. Sono le mie e tu non c’entri, sono io che cerco i tuoi occhi tra gente che non sa di noi, di ciò che c’è stato, dei sorrisi, le parole, le speranze, il tum-tum del cuore. Così, ascolto l’attesa della tua voce, come treno che non arriva, come le foglie d’autunno sospese nel vento o la pioggia sul vetro che non scivola via. La pioggia, Giulia, ha il sapore dei ricordi e del tempo che passa, ti bagna, va via e ti rimane solo il freddo.

Allora, per non cercarti invento scuse e mangio briciole di sogni che ancora mi porto nelle tasche.

da “Lettere a Giulia”

Ascolta questa musica

Giulia,

Giulia… Giulia… Giulia…

Alcuni suoni hanno il potere di portarti in luoghi irreali. Come te, come noi, che reali non lo siamo mai stati. Tutto è durato solo il tempo di un sogno e nient’altro, etereo come il sapore di un bacio.

Anche il suono del tuo nome, Giulia, ha quella magia, la capacità di proiettarmi in vite che non esistono, in felicità solo sperate o immaginate, vissute per un attimo e già passate. Di te, ho solo il ricordo e l’emozione a strappo. Un senso malinconico di vuoto in cui precipitare il dolore.

Non so dove sei, Giulia, a chi regali i tuoi sorrisi ingenui o i tuoi sguardi accesi, a chi confessi di amare, chi ti fa palpitare il cuore e fermare il tempo. Non lo so. Non so più niente di te e questo è un peso intollerabile.

Calpesto sentieri attraversati mille volte, strade che inevitabilmente mi portano a  te, così vicino che riconosco i tuoi occhi dietro al vetro, così lontano da non poterti sfiorare il viso come vorrei.

Un giorno dopo l’altro, come i passi che ti portano lontano da me. Solo un susseguirsi d’istanti, che poi diventano vita, che poi passa e t’accorgi che ti è mancato qualcosa, forse il coraggio, forse solo l’emozione di un bacio rubato al buio di un destino che ha scelto per noi.

Giulia… se solo provassi ancora a sognare, se solo mi cercassi per l’istante di uno sguardo…

Giulia… non mi rimane che il tuo nome, e nemmeno quello…

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Giulia, io non lo so se l’amore vero venga una volta sola nella vita e forse non so nemmeno che faccia abbia, però so che spesso si presenta in forme e situazioni che sono difficili da comprendere. Arriva quando non sei preparato, quando la tua vita sembra seguire altre strade che portano lontano.

Quando sono con te, Giulia, sento dentro lente esplosioni, mescolanze di follie che non comprendo, sento tutta la forza del mondo, come quando facciamo l’amore. Sento di non avere la mappa per trovare l’isola del tesoro, ma le onde che mi sobbalzano, quando sono con te, alla fine mi portano sempre tra meravigliosi istanti di vita!

Non lo so se capiterà ancora di vederti qui, ma il tempo passa e sembra sempre ieri e quando accade, i ricordi sono una galera, sono silenzi densi e urla dietro mani strette.

Giulia, non lo nemmeno io cosa vorrei dirti davvero, ma per ogni giorno che passa, mi viene da pensare che forse non ti rivedrò più, che non leggerai mai queste mie parole e ho i nervi tesi nell’attesa di vederti ancora. Mi basta immaginare il tuo sguardo per sentire tornare la paura e il timore di quel sentimento forte che mette tutto in discussione…

Giulia, non lo so cos’è l’amore vero,  ma so che ha i tuoi occhi accesi e la mia forza di sognare e tu non puoi inaridire il cuore solo per la paura d’innamorarti ancora.

giulia

Giulia, eccomi qua a scriverti come allora.

A seguire distese di tempo infinite, scivolando fino a te, ritrovandoti in una storia così lontana che mi sorprendo a sentirla dentro ancora forte che fa male.

Il cuore non ha attitudine alla razionalità , il cuore è stupido, Giulia.

Perché se fosse solo un po` più furbo non lascerebbe più posto per te, ma senza di te sono così monotone le mie giornate, niente di nuovo, nulla da ricordare tra parole e pagine di quaderno.

A volte il senso di vuoto mi prende dal profondo, chissà se campita anche a te ovunque tu sia.

Oggi non ho nessun attimo da rubare al destino, nessuna illusione da vivere, nessun profumo che mi rimane sulle mani dopo che sei andata via. Cosà ieri mi sono seduto a quel tavolo che tu ricorderai ancora ed ho preso il caffè corretto come sai, ho visto la gente passare come i mesi e gli anni che mi allontaneranno da te, ho visto la tua sedia vuota e l’ho riempita coi ricordi di te, fino a vederti sorridere coi tuoi gli occhi che si accendono. Ho lasciato che il caffè si freddasse, come facevo con te, perché il “tempo di un caffè” diventasse il più lungo possibile, poi ho scritto questa breve lettera che ho messo in tasca ed ho proseguito a piedi.

Forse è stato là che ti ho sentita più forte, ma non ho fermato i pensieri perché se pure fanno male, mi piace vederti ancora, anche solo come immagine nel ricordo, perché è più facile ricordarti che lasciarti andare via anche dal cuore…

[Questa è la quinta"istantanea" forse l'ultima, qui la prima, qui la seconda, qui la terza, qui la quarta]

Amore e abbandono...

Scusami ma non me la sento. Non verrà.

Luca guardò il telefonino, lesse un paio di volte quel messaggio, ma non si sorprese più di tanto, un po’ se lo aspettava, sapeva, dentro di sé, che Giulia alla fine si sarebbe fatta prendere dai rimorsi, lui lo capiva, ma non riusciva a farsene una ragione.
Premette un paio di pulsanti e le telefonò, sperando che rispondesse, ma continuava a squillare a vuoto, finché sentì la voce di lei.

“Perché non vieni?”

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E se fossi qui con me questa sera
Sarei felice e tu lo sai.
Starebbe meglio anche la luna,
ora più piccola che mai.

Quando pensi che tutto sia passato, dimenticato, improvvisamente la mente naufraga tra ricordi e dolcezze di un passato lontano, ma forse nemmeno tanto. Questa sera l’acqua del lago, quello che tu sai, è piatta come uno specchio lasciato là, dimenticato dal destino, specchio che riflette una luna troppo timida per farsi vedere, che gioca a spiarmi da dietro a veli di nuvola.

Farei anche a meno della nostalgia
Che da lontano
Torna a portarmi via
Del nostro amore solo una scia
Che il tempo poi cancellerà
E nulla sopravviverà.

La nostalgia è una vecchia amica che di tanto in tanto bussa alla porta del cuore. E’ una lettera intrappolata tra le pagine di in un libro, è una frase mai scritta che di tanto viene in mente. La nostalgia è sapere che forse di tutto questo non resteranno che immagini sbiadite, sapori ed odori accennati, parole confuse con quelle di canzoni. Quelle che facevano stringere l’anima, che provocavano abbracci ed occhi che si accendono.

Non ti scordar mai di me,
di ogni mia abitudine,
in fondo siamo stati insieme
e non è solo un piccolo particolare.

In fondo è come se lo fossimo stati, no? Anche se è andata come è andata, anche se è durata il tempo di una fiaba. Porterai con te i miei occhi? Ricorderai i miei abbracci? Magari ritrovando le mie parole tra le pagine di un libro, in una canzone o nel ricordo di una lettera stracciata. Quella che tu sai.

Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba
che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.

Non lo so se sia stata la fiaba più bella, quella più incantevole, e forse una fiaba senza un lieto fine non è nemmeno una fiaba. Eppure quella sera sul lago io le ho sentite davvero le fate danzare; quando nel buio ti ho rubato quel bacio, ho sentito davvero che qualcosa di magico stava accadendo. Forse le favole, quelle vere, succedono all’improvviso e forse non finiscono mai veramente. Penso che se almeno una volta hai sentito quella magia, essa ti rimanga dentro per sempre, come polvere dorata in circolo tra il cuore e la mente, tra le emozioni ed i ricordi.

Forse è anche stata un po’ colpa mia
Credere fosse per l’eternità.
A volte tutto un po’ si consuma,
senza preavviso se ne va.

La colpa è mia che ti ho inseguita fino a rubarti per un istante al tuo destino. E` mia che non ti ho voluta lasciare andare nemmeno quando alla fine te ne sei andata davvero.

Sai cosa penso? Credo che tutti abbiamo due destini: quello che alla fine ci scegliamo e quello che sarebbe dovuto essere. E` per questo che certe storie non finiscono mai, per questo resterai sempre un po’ mia e continuerai a cercarmi, perché vuoi o non vuoi, noi continuiamo ad essere ciò che avremmo dovuto essere.

E non ci sarà mai un preavviso, tra di noi.

La storia si ripete o rimane sempre la stessa, non ho mai capito dove sia la verità.

Se tu fossi qua, seduta su quella sedia vuota al di là del tavolo, col riflesso del tuo viso sul bordo di questo bicchiere sempre pieno, ti parlerei di ciò che sai, di quello che forse ancora hai nella mente e non sarebbero  le solite parole, vero? Perché quello che conta, alla fine, è ciò che rimane dentro, quelle chiamano emozioni e qualche volta, come ora, fanno male anche dopo tutto questo tempo.

Certo se tu fossi qua, forse sarebbe più semplice dirsi addio o forse no, forse perderei le parole in fondo ai tuoi occhi, confondendo i miei pensieri con le tue labbra morse dal desiderio. Sempre la stessa storia che si ripeterebbe, quella che già sai, quella in cui è inutile tentare di a capire, riparlarne, provare a stare zitti.

Scusami, non vorrei usare le solite parole, ma non è facile non usare parole come amore oppure nostalgia, perché per ogni ricordo che sale c’è una lacrima che va giù e, ti giuro, fa male. Dicono di essere forti, ma forti cosa vuol dire? Trattenere? Tenere dentro? Oppure semplicemente far finta che tu non esista? Perché per ogni battito di questa mia vita c’è una pausa in cui il cuore è fermo a ricordare che ci vuole un attimo per morire, un solo istante e se tu fossi qui, forse lo capiresti da uno sguardo o da un silenzio. Perché, e lo sai, fanno più male le parole non dette che quelle urlate in faccia. Perché alle volte è meglio sentirlo dire che sentirlo dentro, quello che conta.

Il bicchiere è vuoto come il senso di vortice che ho dentro. Ho il mondo che si muove frenetico attorno, mente ogni mio movimento è lento come il dolore, chiudo le palpebre il tempo d’un istante, ma è un’eternità di nero. Mi alzo, pago il conto con la vita e scompaio veloce, ombra tra la folla di vite sconosciute, dimenticate, portato via all’istante, nel torrente impetuoso delle anime inquiete.

Non finisce

[...]

“No, qui no… qui non posso” i suoi occhi correvano lontano, quasi fuggendo dai ricordi.
Abbassò gli occhi un attimo prima che si velassero d`emozione.
Luca le accarezzò il viso dolcemente, le sfiorò le tempie, le guance, fino alle labbra.
“Va bene, se è ciò che vuoi” le disse in un sussurro ed intanto cercava parole nuove per fotografare quell`inquietudine di sentimenti.
“Me ne andrà, se me lo chiedi” aggiunse.
“No, è così bello stare con te. Ho il cuore che mi batte forte, lo sai? Solo che…”
“Baciami”
Giulia lo guardò trattenendo il fiato ed in quell`istante sembrò fermarsi il tempo.
Erano scomparsi i mesi e tutto ciò che era accaduto in quell’istante non lo era più.
Luca poggiò le sue labbra su quelle immobili ed incredule di Giulia, ancora una volta sorpresa, spiazzata da tanto amore strappato al destino.
Solo un bacio, nulla di più, eppure tutto.
“Vuoi ascoltare una canzone? Una di… una sera piovosa di Dicembre di tanto tempo fa?”
Giulia sorrise come una bambina che scopre un nuovo regalo solo per lei.
“Davvero ce l`hai?”
Luca sfilò dal suo giubbotto un piccolo lettore mp3, liberà le cuffiette e ne passò una a Giulia.
Bastarono solo poche note e tutto fu magia di ricordi, emozioni e battiti di cuore. Giulia strinse le labbra e poggiò una mano sulla cuffietta per poter ascoltare meglio. Restarono in silenzio per tutto il tempo della canzone, ma non c`era alcun bisogno di parlare perché gli occhi lo facevano per loro.
Quasi ti fa disperare la sfrenata quantità d`amore, cantò Cocciante e mai frase fu più vera, in quel momento Giulia era maledettamente disperata d`amore, ma non come una mancanza, piuttosto come una quantità troppo grande da riuscire a trattenere dentro.

“No, qui no… qui non posso” i suoi occhi correvano lontano, quasi fuggendo dai ricordi.

Abbassò gli occhi un attimo prima che si velassero d`emozione.

Luca le accarezzò il viso dolcemente, le sfiorò le tempie, le guance, fino alle labbra.

“Va bene, se è ciò che vuoi” le disse in un sussurro ed intanto cercava parole nuove per fotografare quell`inquietudine di sentimenti.

“Me ne andrà, se me lo chiedi” aggiunse.

“No, è così bello stare con te. Ho il cuore che mi batte forte, lo sai? Solo che…”

“Baciami”

Giulia lo guardò trattenendo il fiato ed in quell`istante sembrò fermarsi il tempo.

Erano scomparsi i mesi e tutto ciò che era accaduto in quell’istante non lo era più.

Luca poggiò le sue labbra su quelle immobili ed incredule di Giulia, ancora una volta sorpresa, spiazzata da tanto amore strappato al destino.

Solo un bacio, nulla di più, eppure tutto.

“Vuoi ascoltare una canzone? Una di… una sera piovosa di Dicembre di tanto tempo fa?”

Giulia sorrise come una bambina che scopre un nuovo regalo solo per lei.

“Davvero ce l`hai?”

Luca sfilò dal suo giubbotto un piccolo lettore mp3, liberà le cuffiette e ne passò una a Giulia.

Bastarono solo poche note e tutto fu magia di ricordi, emozioni e battiti di cuore. Giulia strinse le labbra e poggiò una mano sulla cuffietta per poter ascoltare meglio. Restarono in silenzio per tutto il tempo della canzone, ma non c`era alcun bisogno di parlare perché gli occhi lo facevano per loro.

Quasi ti fa disperare la sfrenata quantità d`amore, cantò Cocciante e mai frase fu più vera, in quel momento Giulia era maledettamente disperata d`amore, ma non come una mancanza, piuttosto come una quantità troppo grande da riuscire a trattenere dentro.

[...]

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