Diario

Superiamo la crisi!

superare la crisi

Foto di Francesco Cappiello

 

La crisi c’è, basta guardarsi attorno; ma l’immobilismo non aiuta. Restare fermi a ripetersi che nulla funziona, non aiuta le cose a funzionare meglio.

La verità è che non c’è solo crisi, c’è anche tanta voglia di tirarsi fuori da questa situazione di stallo. La maggior parte di queste azioni partono dal basso, da donne e uomini che credono che qualcosa sia ancora possibile, che si mettono in gioco con entusiasmo e coraggio, dato che la politica non è in grado di distinguere il proprio atavico bisogno di potere e poltrona da quello che davvero questo Paese ha bisogno. Il Governo tecnico ha provato a fare qualcosa, ma si è compromesso con i poteri forti ed è riuscito solo a dare la stangata, che sì doveva pure esserci, ma non doveva rappresentare l’unica azione possibile.

Ma noi possiamo farcela!

In tutto questo marasma, questo pantano in cui i più si stanno fermando per stanchezza, io vedo una strada, una via d’uscita.

Credo che quando un Paese vada in crisi, non è semplicemente una questione economica o politica, è più un mondo che finisce, un vecchio modo di pensare che non ha più senso: è il mondo così com’era lascia il passo ad un mondo nuovo e diverso. Se si rimane ancorati a ciò che era, cercando ancora di tenerlo in vita, si è destinati a fallire, a sentire solo il peso della crisi che schiaccia.

È questo il momento di prendere fiato ed allungare il passo verso ciò che sta arrivando!

Per questo motivo ho pensato di lasciarvi questo piccolo testo attribuito ad Albert Einstein, perché penso che metta in ordine splendidamente i miei pensieri confusi.

Fatelo vostro, condividetelo, ripetetelo come un mantra e che il 2012 sia un anno straordinario per la ripresa di ognuno di noi.

 

<<Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo.

La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e a interi Paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura.

È nella la crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.

La vera crisi è la crisi dell’incompetenza.

Lo sbaglio delle persone e dei Paesi la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, lenta agonia.

Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza.

Parlare di crisi è creare movimento, adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!

L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.>>



Recensione su DentroMagazine di Roma

recensione libro amore

Libro consigliato della settimana

Con piacere ho saputo che DentroMagazine di Roma ha pubblicato una recensione del mio romanzo d’amore “Stringimi le mani“, consigliando come libro della settimana.
La recensione è stata scritta da Claudia Crocchianti che ringrazio.

Potete leggerla facendo clic sull’immagine oppure da questa pagina:

Dalla stessa pagina, potete anche leggere:

  • La segnalazione su Repubblica di Torino.
  • L’intervista su Roma.
  • L’intervista su Pozzuoli Magazine.
  • La video intervista su Quarto Canale (Digitale Terrestre).
Che dire? Sono contento! :-)

 

 

 

Nata femmina – Lettera a Berlusconi di Elvira Dones

La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto:  “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.

 

violenza sulle donne

Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”.

Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. È solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri  padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi.

Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre,affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. È una storia lunga, Presidente, ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di  ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo.

In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani,ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.

Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa “battuta” mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuriano varie polemiche, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno,azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi,sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch’io a tutte le donne albanesi.

Merid Elvira Dones

P.S.

Tutte le persone che leggono la presente comunicazione spero sentano l’obbligo civile e morale di trasmetterla (condividi ora) ad altre persone.

Grazie

Elvira 



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(Massimo Petrucci)

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