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Siamo una società fragile e cattiva

un paese in crisi

Quello che è accaduto in questi giorni, con lo sciopero dei trasportatori, ha dimostrato in modo inequivocabile come la nostra sia una società estremamente fragile. Sono bastati solo due giorni di blocco dei trasporti e siamo andati in tilt. Al solo pensiero che ci sarebbe stato lo sciopero, la gente ha assalito le pompe di benzina, ha invaso i supermercati facendo scorte di latte, uova, farina, pasta, verdura, come se un esercito invasore c’avesse appena dichiarato guerra!

Non solo, dopo meno di un giorno commercianti bastardi e benzinai bastardi, hanno subito aumentato i prezzi per fari affari con chi, preso dall’ansia, pensava di dover affrontare un lungo inverno di carestia e fame.

Siamo una società estremamente fragile, che dipende da un equilibrio delicato, nel quale rientrano servizi come l’acqua, la corrente elettrica, il gas, la benzina, gli alimentari. Siamo persone totalmente insufficienti: non sappiamo coltivare una melanzana, non sappiamo come allevare una gallina e non abbiamo nemmeno il coraggio di ammazzarla per farla al brodo.

Se ci fosse un attentato terroristico che mettesse in crisi un aspetto qualsiasi del nostro delicato equilibrio, ci ritroveremmo nel giro di mezza giornata in totale disorientamento, per poi crollare in meno di una settimana.

Siamo fragili, ma siamo anche una società che ha in sé la cattiveria di approfittare quasi immediatamente delle difficoltà dei nostri simili. Se ci fosse una crisi seria e duratura, il mercato nero degli alimentari, come quello dei carburanti e dei medicinali, ci metterebbe meno di un mese per prendere forma e consolidarsi.

In noi c’è il germe delle guerre passate, in cui un po’ di zucchero o l’olio costava quanto l’oro, in cui un medicale di prima necessità poteva costare cento volte il prezzo iniziale. Qualcuno di voi potrebbe accusarmi di esagerazione, che quella era una guerra mondiale, qui stiamo parlando di un semplice sciopero dei trasportatori. Forse è vero, ma è di soli dieci giorni fa l’articolo apparso sul sito di Quattroruote intitolato: “Benzina, in Sicilia è mercato nero” in cui si accusano prezzi della benzina saliti fino a 2,50 euro per litro!

Chi siamo davvero? Siamo sicuri di essere così diversi da quelle popolazioni in guerra in cui accadono cose drammatiche che noi ascoltiamo storcendo il naso, mentre siamo a tavola a mangiare maccheroni o ad apprezzare la torta di mele, il dolce alla crema, il caffè e l’ammazzacaffè.

A quanto pare forti e civili a pancia piena, ma basta solo l’ipotesi che domani mattina il latte può scarseggiare che diventiamo cattivi e finiamo per strappare la bottiglia di Berna dalle mani dello sconosciuto che un secondo prima di noi l’ha presa dallo scaffale del supermercato. Siamo civili e democratici, ma se la verdura scarseggia allora peperoni li troviamo a 6 euro al chilo quando due giorni prima costavano meno di 2.

Allora mi chiedo se davvero siamo così civili come pensiamo di essere, mi domando quanto il concetto di “società tecnologicamente avanzata” coincida con quello di “società civilmente avanzata”. Non ne sono più così certo perché quello che ho visto in meno di una settimana mi ha messo davvero in crisi, tanto da chiedermi se non sia meglio imparare almeno a coltivare i pomodori, le melanzane o imparare a fare il formaggio, che ne so… In fin dei conti ricordo ancora i racconti della nonna che viveva in paese quando mi diceva che durante la guerra lei non aveva sofferto la fame come in città, che si ammazzavano per del pane duro. Lei almeno aveva la terra, tre galline ovifere ed una pecora, e da ciò riuscì a dar da mangiare ai suoi quattro figli.  E noi cittadini tecnologicamente avanzati? Noi con l’acqua in casa, il riscaldamento, la TV HD, internet, le email, Twitter, Facebook, il microonde, il frigorifero che trita il ghiaccio, noi come potremmo cavarcela se domani mancasse la benzina per un mese? O la corrente elettrica per due settimane? E se l’acqua iniziasse a scarseggiare? Quanto ci metteremmo prima di scannarci l’uno con l’altro per un litro di latte?

Se avete un po’ di tempo, v’invito a guardare questo film di Eduardo De Filippo: “Napoli milionaria”, dura due ore, ma ne vale la pena. Racconta della seconda guerra mondiale, del mercato nero e molto altro. È in bianco e nero, sembra parlare di un tempo lontano centinaia di anni, che non ci appartiene più, ma che in soli quattro giorni di sciopero la settimana scorsa abbiamo iniziato a lambire.


Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista letteraria Letter Magazine.

Superiamo la crisi!

superare la crisi

Foto di Francesco Cappiello

 

La crisi c’è, basta guardarsi attorno; ma l’immobilismo non aiuta. Restare fermi a ripetersi che nulla funziona, non aiuta le cose a funzionare meglio.

La verità è che non c’è solo crisi, c’è anche tanta voglia di tirarsi fuori da questa situazione di stallo. La maggior parte di queste azioni partono dal basso, da donne e uomini che credono che qualcosa sia ancora possibile, che si mettono in gioco con entusiasmo e coraggio, dato che la politica non è in grado di distinguere il proprio atavico bisogno di potere e poltrona da quello che davvero questo Paese ha bisogno. Il Governo tecnico ha provato a fare qualcosa, ma si è compromesso con i poteri forti ed è riuscito solo a dare la stangata, che sì doveva pure esserci, ma non doveva rappresentare l’unica azione possibile.

Ma noi possiamo farcela!

In tutto questo marasma, questo pantano in cui i più si stanno fermando per stanchezza, io vedo una strada, una via d’uscita.

Credo che quando un Paese vada in crisi, non è semplicemente una questione economica o politica, è più un mondo che finisce, un vecchio modo di pensare che non ha più senso: è il mondo così com’era lascia il passo ad un mondo nuovo e diverso. Se si rimane ancorati a ciò che era, cercando ancora di tenerlo in vita, si è destinati a fallire, a sentire solo il peso della crisi che schiaccia.

È questo il momento di prendere fiato ed allungare il passo verso ciò che sta arrivando!

Per questo motivo ho pensato di lasciarvi questo piccolo testo attribuito ad Albert Einstein, perché penso che metta in ordine splendidamente i miei pensieri confusi.

Fatelo vostro, condividetelo, ripetetelo come un mantra e che il 2012 sia un anno straordinario per la ripresa di ognuno di noi.

 

<<Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo.

La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e a interi Paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura.

È nella la crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.

La vera crisi è la crisi dell’incompetenza.

Lo sbaglio delle persone e dei Paesi la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, lenta agonia.

Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza.

Parlare di crisi è creare movimento, adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!

L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.>>





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(Massimo Petrucci)

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