- Massimo Petrucci

Teatro: Il malato immaginario

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Il malato immaginario – di Moliére

Qui, ancora una volta, cerco di sventare un matrimonio tra la mia amata ed un giovane medico di rispettabile famiglia. Nei panni di Carlo mi fingo maestro di musica e recitazione della figlia di Argante, che amo. Ricordo questa commedia per il mio lungo monologo per il fatto che per mesi mi sono portato dietro quell’incipit Ecco il soggetto: un pastore. Ma anche per un altra cosa: il balletto finale! Il nostro regista s’incaponà per questo lungo balletto, nonostante una parte fosse stata tagliata dopo una lunga discussione.
Dietro le quinte ed anche prima, ci siamo divertiti tantissimo, mi sovviene un impappinamento della mia cara amica Anita, nei panni della cameriera, quando, durante le prove, invece di dire ..andrà a tappezzare la sua stanza disse…andrà a trappettare la sua stanza.
Durante la commedia e nei fuori scena, le continuai a ricordare l’errore mettendo a repentaglio pià volte la sua concentrazione.
19 Febbraio, ti ricordi Anita?

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Personaggi ed interpreti

Argante – Strato Rosiello
Belinda – Rita Palladino
Angelica – Marianna Rosiello
Luigina – Sabrina Mele
Beraldo – Franco Mele
Cleante – Massimo Petrucci
signor Diafoirus – Gennaro
Tommaso Diadoirus – Gennaro Tello
dottor Purgone – Emanuele Ferrante
signora Fiorante – Lina De Vivo
notaio Buonafede –  Salvatore Forte
Tonietta – Anita Montella 

 

Note sulla commedia

 

La commedia è composta di tre atti seguiti da altrettanti intramezzi; il primo atto è preceduto da un prologo che nella rappresentazione teatrale era costituito da un balletto cantato. Per quest’opera tale parte iniziale comprendeva un elogio di re Luigi, al quale appunto era dedicata la commedia, un elogio verso i grandi pregi militari e politici del sovrano, alla sua saggezza ed al suo valore. L’intero prologo è rappresentato in una scena di natura. Il primo atto si apre con il monologo del protagonista Argante, un uomo ricco e di buona salute che si crede malato; egli è intento a conteggiare i gettoni che deve al farmacista, il signor Fiorante, in cambio delle numerose cure mediche prestategli a causa della sua grave malattia.

L’uomo, credendo ormai di aver ben poco tempo da vivere, voleva che la bella figlia Angelica si sposasse con Tommaso Diafoirus, figlio del signor Diafoirus, noto medico, cosà che il genero acquisito facesse le veci del medico di fiducia del padre, compito che in questo momento spettava al dottor Purgone. Ma Angelica, ignorando totalmente il futuro marito, si era innamorata di un giovane chiamato Cleante (nella nostra commedia è Carlo), il quale ricambiava la ragazza con gli stessi sentimenti. Il rifiuto di Angelica manda in collera il padre che la minaccia di mandarla in convento se mai dovesse disobbedire ai suoi ordini e mandare in fumo i suoi progetti. La governante discute a lungo con il padrone cercando di convincerlo di quanto sia sbagliato costringere qualcuno con la forza a sposarsi con una persona che non ama, ma tutto invano; Argante vuole che Angelica sposi un medico.

Da qui intrecci e colpi di scena per una commedia piacevole e divertente.

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(Massimo Petrucci)

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