- Massimo Petrucci

Teatro: Natale in casa Cupiello

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Natale in casa Cupiello – di  Eduardo De Filippo

2005 Tatro Dehon Napoli

 

Sono particolarmente legato a questa commedia, ma ancora prima di averla portata in scena. Da piccolo, da sempre, mio padre, nel periodo di Natale, mi ha portato a vedere questa commedia, fosse solo in televisione.

Quasi un’abitudine come il presepe fatto da mamma, papà non aveva pazienza, oppure l’albero di Natale; allo stesso modo questa commedia non poteva mancare.

Per me è un capolavoro, in essa c’è tutto il teatro, quello comico e quello drammatico. Gli attori della compagna di Eduardo, quelli del 1977 quando fu presentata in televisione, sono eccezionali. Pupella Maggio è strepitosa, un’interpretazione unica, delle espressioni, delle maschere che nessun’altra attrice, nello stesso ruolo, ha saputo riproporre allo stesso modo.

Essere protagonista di questa commedia, io recitavo nel ruolo di Vittorio, l’amante di Ninuccia, è stato emozionante. Ho cercato di prepararmi al meglio possibile, non solo per essere all’altezza della commedia, anche perché non lo sarei mai stato, ma per mio padre che questa commedia me l’ha fatta da sempre amare.

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Personaggi (principali) ed interpreti

Luca Cupiello – Strato Rosiello
Concetta – Rita Palladino
Tommasino – Marcello Cozzolino
Ninuccia – Maria Rubinacci
zio Pasqualino – Franco Mele
Vittorio Elia – Massimo Petrucci
Nicolino – Salvatore Forte
 

Note sulla commedia

 

Come ogni Natale, Luca Cupiello prepara il Presepe, tra l’indifferenza della moglie Concetta ed il disinteresse del figlio Tommasino, il quale per dispetto continua ad affermare che a lui il Presepe non piace. L’altra figlia, Ninuccia, ha invece – con sgomento della madre – una relazione adulterina col giovane Vittorio; per errore, Luca consegna una missiva destinata a quest’ultimo al proprio genero. Durante il pranzo natalizio, cui a causa di un malinteso è stato invitato pure Vittorio, i due uomini si affrontano; ne nasce un parapiglia, nel quale Luca – nel tentativo di far cessare la zuffa – ha un collasso. Con i cari intorno al letto, moribondo, dopo un delirio in cui affiorano confusi ricordi dal passato, Luca scambia Vittorio – venuto a domandargli perdono – per il genero ed unisce la sua mano con quella di Ninuccia. Dopo, si spegne serenamente: le sue ultime parole sono per i presepi, grandi e piccoli, che affollano la sua mente.

Natale in casa Cupiello nasce nel 1931 come atto unico (quello che, oggi, è il secondo), avendo quale tema un pranzo natalizio nel quale irrompe il dramma della gelosia. Accolto da un enorme quanto immediato successo, l’anno successivo il dramma guadagna un primo atto, dove vengono meglio introdotti e delineati i personaggi, e nel 1934 un terzo, dalla forte caratterizzazione drammatica: un “parto trigemino con una gravidanza di quattro anni”, ebbe a definirlo l’autore.

“Natale in casa Cupiello” è, assieme a “Napoli milionaria” (1945) e “Filumena Marturano” (1946), probabilmente il lavoro pià conosciuto ed universalmente apprezzato di Eduardo De Filippo. Inizialmente giudicato dalla critica poco pià che una commedia crepuscolare, con imprestiti dal teatro napoletano postdigiacomiano (quello, per intenderci, dei Bovio e dei Murolo), esso è andato nel tempo affermandosi come una delle espressioni pià significative del nostro ’900 letterario: semmai il testo è fra i pià vicini al teatro di Pirandello, dato che ciascuno dei personaggi, sotto una patina di forzosa leggerezza, è prigioniero della propria parte e delle proprie ossessioni, a cominciare da quella di Luca – apparentemente la pià innocente, pur se De Filippo ebbe a precisare nel ’77: “egli è vittima perché si è prestato a un giuoco di illusioni infantili. Il presepe che costruisce è una specie di droga, che paralizza la fantasia e distoglie dalla realtà del vivere quotidiano”.

L’impercettibilità attraverso la quale Eduardo riesce a passare dai territori del verosimile a quelli del simbolico, unita alla capacità unica di mescolare sorrisi e dolore, sono dimostrazione del suo inimitabile magistero, e fanno di “Natale in casa Cupiello” un’opera pressoché acronotopica, valida in ogni tempo ed ogni luogo per l’universalità dei sentimenti che è in grado di esprimere.

Francesco Troiano

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